L’AUTOPSIA PSICOLOGICA

L’AUTOPSIA PSICOLOGICA

IL CASO n. 1

Nel dicembre del 2016 venne trovata in fin di vita, in un ascensore di un ospedale civile di Venezia, un’agente di polizia penitenziaria del carcere della Giudecca.

L’Agente si chiamava Maria Teresa Trovato Mazza, detta Sissi.

L’agente era andata a controllare una detenuta che aveva appena partorito.

Le telecamere la osservano mentre entra in ascensore, perdendo di vista ciò che accadde al suo interno.

Sissi è attualmente ricoverata in coma a causa del proiettile che le ha colpito l’area temporo occipitale del cranio (la parte destra verso la fine della testa).

Dalle analisi è stata la sua stessa arma di servizio a sparare, ma i verbali del ritrovamento del corpo discordano.

Una versione descrive la pistola distante rispetto al corpo, una distanza anormale rispetto ad una dinamica di suicidio; mentre altre versioni descrivono l’arma ancora in mano alla ragazza.

Inoltre il foro del proiettile nel cranio si discosta come zona dai classici suicidi per colpo d’arma da fuoco.

Le indagini stanno seguendo l’ipotesi del suicidio, escludendo altre possibili alternative, mentre la famiglia non accetta questa tesi, e sta ricostruendo gli ultimi momenti della ragazza, oltre alla dinamica del fatto, analizzando l’ambiente e simulando la situazione.

Inoltre i famigliari riportano delle preoccupazioni dell’agente penitenziario rispetto a delle minacce ricevute a causa di alcune rivelazioni scoperte all’interno dello stesso carcere (relazioni tra detenute e poliziotte, spaccio e altre situazioni poco chiare). Le diverse segnalazioni fatte dall’agente hanno però comportato dei richiami da parte del responsabile, tanto che Sissi ha richiesto l’aiuto del sindacato della polizia poco prima di quel tragico giorno.

Suicidio o omicidio premeditato o preterintenzionale?

Questo è un caso dove la cosiddetta autopsia psicologica potrebbe essere un elemento utile e da prendere in considerazione.

 

L’AUTOPSIA PSICOLOGICA COS’E’

Per Autopsia Psicologica si intende la valutazione delle condizioni psicologiche di un individuo deceduto in circostanze che potrebbero essere ricondotte ad un evento suicidario (Picozzi e Zappalà).

Nello specifico è un’indagine socio psicologica di un individuo deceduto condotta attraverso le testimonianza dei parenti e conoscenti sul comportamento del soggetto, per capire se il suo stato mentale poteva essere compatibile con un suicidio o la volontà di suicidarsi. (Rossi e Zappalà).

E’ quindi una costruzione retroattiva della vita e della situazione psicologica della vittima.

 

METODOLOGIA

Per analizzare l’autopsia psicologica di un probabile suicida l’intervistatore deve prendere in considerazione diversi accorgimenti:

  • Selezionare in maniera accurata gli intervistati;
  • Creare una buona relazione con i famigliari, amici o colleghi di lavoro del defunto o della vittima per poter superare le loro resistenze e difese;
  • Non interrompere spesso l’intervistato, ma allo stesso tempo cercare di non farlo dilungare in descrizioni o argomenti non utili o pertinenti;
  • Seguire, se possibile, delle interviste semi-strutturate;
  • Importante essere consapevoli della rilevanza, anche di natura economica e di risarcimento, che le conclusioni possono avere per i famigliari;
  • avere un metodo oggettivo e scientifico, in questo caso sarà utile mettere a confronto le diverse fonti, sia cartacee che fisiche (professionisti inclusi) come: precedenti eventuali ricoveri, cambiamenti importanti della vita o delle relazioni, cartelle cliniche o uso di sostanze possono completare il quadro della situazione;
  • Riportare ipotesi alternative e valutarne la rilevanza nel caso in questione

L’autopsia psicologica non ha lo scopo di capire lo stato psico-sociale della vittima a ridosso del fatto, ma se lo stesso può esser risultato tale da comportane un suicidio o tentato suicidio, o in casi particolari un particolare legame con l’autore del reato.

Quindi, un po’ come accade nella valutazione dell’incapacità d’intendere e di volere, non basta riscontrarne la patologia, ma è fondamentale capire se c’è un nesso logico tra lo stato psicopatologico del soggetto e il fatto commesso.

 

ALTRI RISVOLTI DELL’AUTOPSIA PSICOLOGICA DELLA VITTIMA

Questa tecnica investigativa può essere utile anche per rilevare se, in caso di suicidio, vi sia stata un’istigazione al fatto, o, nel caso di un omicidio, se la personalità e la situazione sociale della vittima, rapportata alla psicopatologia ed alla situazione psico-emotiva dell’autore del reato, possa aver contribuito ad scemare la sua capacità d’intendere e di volere.

E’ importante evidenziare però che, l’autopsia psicologia, diversamente da altri accertamenti tecnici, non ha una sufficiente valenza scientifica, non esistono infatti strumenti attendibili e creati ad hoc per quest’analisi.

L’oggettività aumenta in base a quanti più elementi coerenti si riescono a confrontare e a quanto si riescono a confutare ipotesi alternative.

 

IL CASO n. 2

Nel gennaio 2017 Marco, un ragazzo di 17 anni, viene travolto da un treno.

Qualche mese prima il padre si suicidò gettandosi sotto un treno.

Mentre la morte del padre non ha comportato dubbi, è stato un suicidio, quella del figlio risulta ancora un caso aperto.

La procura riscontra che vi siano chiari elementi che facciano protendere per un’azione volontaria, la madre invece evidenzia la poca chiarezza delle indagini e alcuni elementi che non sono coerenti con una volontà suicidaria, ma potrebbero essere ricollegati ad uno scherzo finito male o un atto volontario ai danni del ragazzo avvenuto prima dell’arrivo del treno.

La madre chiede che venga analizzata meglio la vita del figlio prima del fatto, ascoltando gli amici e conoscenti.

Quello che tecnicamente chiede la signora è un’autopsia psicologica

 

12 luglio 2017

                                                                                              Laboratorio Psicoforense

 

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