IL SOSTEGNO DEL GENITORE RIFIUTATO.

IL SOSTEGNO DEL GENITORE RIFIUTATO.

 

Negli ultimi anni inizia ad essere più presente nelle separazioni giudiziali il cosiddetto Conflitto di  Lealtà: obbligare il minore a prendere delle decisioni che compromettono la sua serenità e rispetto alle quali non ha le risorse utili ad affrontarle. Spesso l’ardua scelta che il minore si ritrova (direttamente e indirettamente) a dover affrontare è con quale genitore allearsi.

Questa è una delle decisioni più pericolose per la salute del minore, e soprattutto l’alienazione che ne deriva rende difficile un concreto affido condiviso.

Per il CTP del genitore alienato il lavoro diventa difficile non solo sotto il profilo giuridico ma anche di supporto al cliente, sia perché lo stesso può vivere momenti di rabbia o momenti di sconforto, ma anche perché il ruolo del consulente mal si unisce al ruolo del terapeuta che lo potrebbe sostenere rispetto all’iter peritale.

Fondamentale quindi, soprattutto nei casi di alienazione, che il lavoro venga svolto in équipe, dove da un lato il CTP lavora sotto il profilo tecnico, mentre il terapeuta si attiva sotto un profilo clinico\sostegno.

Quali sono i punti fondamentali che il clinico dovrebbe mettere in luce a un genitore alienato:

 

  • Mai arrendersi.

Se l’alienazione è voluta dal genitore alienante, l’arrendersi porterà solo dei danni al minore. E’ importante che il genitore si ricordi che il proprio figlio o figlia non lo sta odiando o dimenticando, ma è “programmato” nel fare o dire certe cose. Il minore è come invaso da un virus che lo sta riprogrammando, e l’unico antivirus sono le esperienze che contraddicano quanto il genitore alienante sta creando nella mente del figlio. Solo il genitore alienato può creare ogni volta nuove esperienze autentiche che vengono vissute e mantenute nella memoria sia cognitiva che emotiva del proprio figlio\a.

Quando il bambino o bambina denigrerà o offenderà il genitore, questo deve pensare che non è il volere autentico del figlio, e che il suo compito sarà quello di mettersi in contatto con la parte reale del minore.

 

  • Mai reagire o arrabbiarsi con il minore.

Spesso i livelli di rabbia e stress posso diventare così alti che il genitore alienato può perdere la pazienza nei confronti del figlio, dimenticandosi che le parole denigranti non sono volute dal minore ma indotte dal genitore alienante. Reagire negativamente vuol dire confermare al bambino o bambina le fantasie create nella sua mente dal genitore alienante. Il compito del genitore denigrato è farsi forza per confutare in ogni modo queste idee.

Questo non vuol dire perdere il proprio ruolo di genitore, la responsabilità genitoriae è sia un diritto ma anche un dovere, la cosa fondamentale è dividere quello che è il pensiero del minore da quello che gli è stato “installato”.

 

  • Mai parlare male del genitore alienante.

Qualsiasi cosa possa accadere o attacchi possa fare il genitore alienante, mai parlare male di lui davanti al bambino, ma cercare di dare un’immagine di equilibrio. Se il genitore alienato vivesse questi momenti come vendette, arrecherebbe un doppio danno al minore. E’ come se il figlio o figlia si trovasse in mezzo a due fronti che si attaccano e nessuno dei due può realmente fornirgli la sicurezza, la calma e la protezione di cui ha bisogno.

 

  • Non AutoAlienarsi.

Non cadere nell’errore di credere nelle cose che gli vengono fatte e dette tanto da allontanarsi dalla vita del figlio o figlia, perdendo i momenti significativi della sua vita. Il genitore alienato deve ricordarsi che ha la responsabilità genitoriale così come ogni genitore all’interno di un affido condiviso, e quindi ha il diritto e dovere di partecipare alle attività scolastiche, sportive, sanitarie, ludiche e di crescita del minore. Non deve chiedere il permesso per essere un genitore presente. Per non cadere nel gioco del genitore alienante,

deve rendere partecipe anche lui delle attività che fa o organizza per il figlio o figlia (visite mediche, incontri con gli insegnati, feste)

 

  • Concentrarsi sul minore.

Non pensare solo al genitore alienante, ma concentratesi solo sul bambino o bambina. Non escludere a priori scelte o attività che vengono proposte dal genitore alienante, ma valutarle di volta in volte, spesso infatti si escludono scelte o situazioni utili per il minore solo perché proposte dal genitore denigrante.

Non perder tempo nel capire o anticipare le prossime azioni del genitore alienante, oltre che impossibile toglierebbe tempo ed energie  alla propria relazione con il minore.

È importante non fare le vittime rispetto alla vostra situazione davanti al bambino o bambina, ricordarsi se noi siamo gli adulti e possiamo affrontare le difficoltà con più facilità: i bambini  hanno bisogno di sentire forte il proprio genitore.

Contenere la rabbia e l’aggressività del figlio o la figlia se si ritiene pericolosa per il minore o per gli altri, oppure dare al tempo all’emozione di passare. La rabbia è un sentimento positivo non deve spaventare, ed è bene che nei momenti di calma successiva ci sia un confronto con l’adulto. Bisogna tenere a mente che potranno volerci ore, alle volte giorni, il tempo è fondamentale.

Come si legge nelle ultime cronache, ma anche alla luce dei casi seguiti, i minori all’interno di un conflitto di lealtà, se non perdono i contatti con il genitore alienato, saranno in grado con la crescita a ristabilire un esame di realtà rispetto ad una relazione autentica con il genitore denigrato. Questo avverrà anche grazie alle esperienze positive vissute il genitore allontanato.

I punti di forza nei casi alienazione sono prevalentemente tre:

 

  • Un CTU in grado di riconoscerla e gestirla (con l’aiuto si spera dei CCTTPP);
  • Tempestività dei giudici e in casi estremi sanzioni veloci e incisive;
  • Un genitore alienato che sia in grado di non farsi schiacciare dalla situazione

 

CONSIGLIO PER I CTU IN CASI DI CONFLITTO DI LEALTA’

 

Molto spesso si nota un grossolano errore che alcuni CTU fanno con minori all’interno di un conflitto di lealtà che vede un genitore denigrato e rifiutato: chiedere se vogliono vedere il genitore.

Questo è un errore logico e relazionale per due motivi:

  • Anche il genitore alienante ha spesso posto questa domanda e quindi il minore sa già cosa rispondere: spesso risponderà “NO”;
  • Il minore si trova già obbligato a scegliere, è un controsenso che anche un CTU lo ponga di fronte ad un scelta così importante. Ci sono scelte che non devono essere prese dal bambino o bambina ma dall’adulto. Non si tratta di “adultocentrismo” ma di protezione, cioè togliere il peso al bambino di capire cosa fare o cosa scegliere quando non né ha le risorse e le competenze. E’ l’adulto che lo deve prendersi la responsabilità della scelta e in questo caso il CTU.

Cosa fare?

Un modo utile è dire semplicemente al minore che oggi farà un disegno o un’attività con il genitore (rifiutato), che durerà poco e che il CTU sarà presente per vedere se sono bravi a disegnare. Non lasciare spazio di scelta o di reazione, ma rimanere incisivi e decisi, nella maggior parte dei casi il bambino o bambina non si opporrà.

Nel caso in cui le reazioni fossero eccessive e violente allora l’interazione verrà interrotta o, ancor prima, non si farà iniziare l’incontro con il genitore.

Laboratorio Psicoforense lavora prendendo in considerazione diversi punti rispetto al caso: tecnico e clinico.

Il lavoro si organizza in pacchetti che contengono tutte le attività possibili per i casi difficili. In questo modo il cliente potrà avere una professionalità completa ad un prezzo accessibile e l’avvocato una situazione seguita a 360 gradi.

 

Laboratorio Psicoforense

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