L’INCAPACITA’ D’INTENDERE E L’INCAPACITA’ DI VOLERE: DAL LINGUAGGIO GIURIDICO A QUELLO NEUROSCIENTIFICO

Il CASO DI COMO: IL CASO DI STEFANIA ALBERTANI

 

https://www.youtube.com/watch?v=bHQoqXS3lao&t=1s

 

MOTIVAZIONI SENTENA GIP COMO 20.05.2011 (caso Albertani)

“vizio parziale di mente per la presenza di << alterazioni>> in << un’area del cervello che ha la funzione >> di regolare << le azioni aggressive>> e, dal punto di vista genetico, di fattori << significativamente associati ad un maggior rischio di comportamento impulsivo, aggressivo e violento>>

 

Il Caso Albertani, è stato uno dei primi casi (l’altro è quello di Trieste[1]) dove la neuropsicologia, le neuroscienze e la genetica hanno avuto spazio e spessore nelle decisioni dei giudici ma soprattutto in una nuova visione delle indagini peritali, non più soggettive ma fondate da substrati scientifici e neuroanatomici.

Nel Caso Albertani sono state dimostrate disfunzioni dell’area prefrontale dell’imputata sia sotto il profilo funzionale, grazie alle risonanze magnetiche, ma anche neuropsicologiche, grazie a test specifici.

L’area prefrontale ha la funzione di controllare le seguenti abilità neurocognitive:

 

LOBO FRONTALE ORBITALE, VENTROMEDIALE E DELLA CORTECCIA ANTERIORE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

disturbi delle funzioni esecutive

disturbi di memoria

disturbi dell’attenzione

disturbi visuo-spaziali

disturbi a carico della pianificazione e dell’esecuzione di gesti e movimenti

disturbi verbali

disturbi comportamentali

anosognosia

compromissione della cognizione sociale e delle abilità di teoria della mente

controllo dei comportamenti sociali e degli impulsi (aggressivi)

 

Nel caso specifico si è intuito che l’Albertani avesse delle disfunzioni sotto il profilo della progettualità a lungo termine e degli impulsi, questa intuizione è stata dimostrata con le neuroscienze e con i test neuropsicoligici.

 

Quando si parla di capacità d’intendere nello specifico ci riferiamo a specifiche competenze che il soggetto deve avere nel momento del fatto; la presenza o assenza di queste specifiche competenze hanno dei risvolti neuroanatomici e dovrebbero esser dimostrate con strumenti attendibili e specifici.

Nella tabella sottostante verrà tradotto il termine giuridico di capacità d’intendere con le funzioni cognitive e neuropsicologiche e conseguenti test specifici[2]

Mentre per la capacità di volere, che deve essere scissa da quella d’intendere e  quindi analizzata separatamente, si può tradurre con le seguenti capacità cognitive.

Nelle aule di tribunale quindi è necessario un approccio scientifico e controfattuale nella valutazione del soggetto autore del reato, seguendo quanto viene prescritto da autorevoli sentenze.

 

Cass. 25.1.2005 n 9163

[…] postulandosi, nella simbiosi di un piano empirico e di uno normativo, una necessaria collaborazione tra giustizia penale e scienza, a quest’ultima il giudice non può in ogni caso rinunciare – pena la impossibilità stessa di esprimere un qualsiasi giudizio – e, pur in presenza di una varietà di paradigmi interpretativi, non può che fare riferimento alle acquisizioni scientifiche che, per un verso, siano quelle più aggiornate e, per altro verso, siano quelle più generalmente accolte, più condivise, finendo col costituire generalizzata (anche se non unica, unanime) prassi applicativa dei relativi protocolli scientifici […]”

 

29 maggio 2017

Laboratorio Psicoforense

 

[1] sentenza 5/2009 Corte d’Assise d’Appello di Trieste

[2] Stracciari, A., Bianchi, A., Sartori. G Neuropsicologia forense 2010 Mulino p.124

PER SEGUIRE L’INTERVISTA COMPLETA DEL PROGRAMMA STORIE MALEDETTE

http://www.raiplay.it/video/2014/09/Storie-maledette-Quando-Stefania-ha-il-cuore-di-tenebra-del-13092014-3cfdaef7-e756-40ba-ac0c-6a595b168514.html

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